
Questo blog non sarà più aggiornato. V’aspettiamo nella nostra nuova casa.

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Sabato 13 giugno alle 19 alla libreria Interno 95 di Bagheria, incontro con tre giovani scrittori siciliani, Fabio Lentini, autore di “ Racconti notturni “ (Edizioni Boopen), Daniele D’Agostino, autore di “Il ragazzo dallo strano karma” (Ed. Del Poggio) e Sergio Nuzzo, autore di “ Racconti “ (Edizioni Il Filo).
I tre autori proporranno ai lettori e commenteranno brani tratti dalle loro opere, si confronteranno tra di loro e con il pubblico, riflettendo su che cosa significhi oggi fare letteratura .
- Io sto bene, e poi? Che ci vuole scrivere, poi, a Tommaso, commare Anna?
La vecchia rimane a testa bassa, guardandosi i polpacci sformati dal lavoro infilati nelle calze pesanti, o forse le brutte ciabatte da uomo che è obbligata a portare a causa dell’artrosi deformante. Si torce le mani screpolate, cercando le parole giuste; e prima che, con uno sforzo enorme, si decida a continuare, i suoi baffi grigiastri, quasi esili fili d’erba in un deserto, come per una brezza gentile hanno un brivido lieve,
- E macari ‘a zza Pina e Gluglù- aggiunge, finalmente, detergendosi con il lembo del fazzolettone il labbro imperlato di sudore.
- E stanno bene anche la zia Pina e… ma chi è Gluglù?- chiede l’uomo delle lettere, incuriosito da quel buffo nome.
Come sorpresa nel compiere una cattiva azione, comare Anna ha un sussulto. Gli occhi le si riempiono di terrore. Con la mano fa segni nell’aria a dire: ‘ No no, cancella, cancella subito’.
- Gluglù non sta bene?- domanda l’uomo delle lettere, confuso. Leggi il seguito di questo post »
Ci fu un tempo che Halloween esisteva solo al di là dell’Oceano e nelle puntate speciali dei vari telefilm che succhiavamo dal tubo catodico di mivar panciuti: la celebrazione della notte dei morti, delle streghe e degli spiddi la piazzavano in tutte le serie, da Alf alla robottina Vicky, passando per i Robinson, i Jefferson, i Cunningham e gli happy days di tutte le altre famigliole della tv. Oggi invece questa macabra versione di Carnevale s’è prepotentemente imposta e ha spodestato le anime dei morti.
Qui in Sicilia arrivavano la notte tra il primo e il due novembre a portare doni, leccornie e i pupi di zucchero, paladini e principesse glassate che rinsaldavano memorie rinfrescando le anime dei familiari che s’erano già congedati dalla vita e dal mondo. Erano i morti a cibare i vivi, che la vita senza la morte manco ci sarebbe, come ben sanno i Messicani che si danno un gran da fare a render omaggio a lei, alla Pelona, la Donna con la Falce. Con identico rispetto per l’altromondo sgranocchiavamo mustuazzuola invece di ossa e cruzzitedda, castagne secche, che guardate bene non possono che apparire troppo simili a teschietti. Il giorno dei morti serviva a render docili i picciriddi che, stringendo dolciumi e giocattoli, andavano felici a ringraziare nonni, bisnonni, prozii al cimitero comunale.
Una festa in mezzo all’odore dei crisantemi marci e della cera dei lumini. Proprio al rapporto tra siciliani e morte è dedicato “Le ceneri di Pirandello”, l’ultimo libro di Roberto Alajmo pubblicato dalle edizioni Drago. Lo scrittore palermitano l’ha presentato a Bagheria lo scorso 14 marzo, inaugurando le attività culturali della libreria Interno 95.
Noi di 90011.magazine l’abbiamo intervistato.
Nell’introduzione Le ceneri di Pirandello è definito un “moncherino superstite di un libro più vasto” che non scriverà mai: Post Mortem.
Succede che spesso attorno ai corpi di alcuni uomini illustri inizia una serie di avventure dopo che sono trapassati: Goya, Dante, Evita Peron, Sant’Agata, Moliére, Papa Formoso e appunto Pirandello. La storia più bella è proprio quella di Pirandello, a cui è dedicato questo libricino. Un mercanteggiamento che è anche un’avventura umoristica, una situazione spiccatamente pirandelliana. Leggi il seguito di questo post »
Il tempo miserabile consumi
Me, la mia gioia e tutta la speranza
Venga la morte pallida e mi dica
Pàriti figlio.
Dino Campana
Nelle ultime ore dell’anno, mentre tutti sono intenti a preparare le bottiglie da stappare, i botti da far esplodere, mentre prendono i calici del servizio buono, mentre mani di donna tagliano fette di pandoro, mentre tutti quanti svolgono egregiamente i propri rituali, io mi fermo e faccio memoria dell’anno appena trascorso.
E’ un’usanza che ho preso da mio padre, anche lui, poco prima del brindisi si isolava e ripensava ai dodici mesi precedenti. Poi veniva a brindare con noi e ci raccontava le sue dodici storie dell’anno appena passato. Era un tipo solitario, era il maggiore di sei fratelli e due sorelle, ma amava stare in disparte quando tutti loro si riunivano, lui era così, gli piaceva osservarli stare insieme e tanto gli bastava.
Ho ereditato da lui questo amore per la solitudine, questo osservare la gente dal di fuori del gruppo.
Mi piace sentire l’aria fredda contro il naso e avere le orecchie gelate, mi fa ricordare di essere vivo e che tutti i momenti che ho vissuto sono ancora dentro di me, tenuti ben fermi nella mia memoria e pronti a ritornare vivi non appena io lo desideri.
Ho preso l’abitudine di fare questo mio escursus diviso in mesi, ognuno dei quali hai il suo piccolo, o grande, evento. Ora vorrei spegnere la luce e ricordare. Leggi il seguito di questo post »
Sembra una beffa del destino: proprio il numero dedicato alle riviste letterarie italiane è l’ultimo della nostra rivista. Sì, perché da oggi la pubblicazione di Letture viene sospesa. Non più Letture, dunque. La decisione era nell’aria da tempo, ma poi è arrivata improvvisa da parte dell’editore, per cui non mi resta che utilizzare questo editoriale come un discorso d’addio.
inizia così l’editoriale di Antonio Rizzolo sull’ultimo numero di Letture.

Sabato 23 maggio alle 18,30 alla libreria Interno 95 di Bagheria Natale Tedesco e Maurizio Padovano presenteranno il nuovo volume della Drago Edizioni, “La paura”, un racconto di Federico De Roberto illustrato dal duo di artisti franco-tedeschi KRM.

Parla di libri e di librerie il primo numero della nostra rivista ma senza disdegnare uno sguardo all’attualità nella lucida analisi della fine del senso e del senso della fine in due operazioni che lasciano scoperchiati parecchi dubbi.
E sembrano battere all’unisono le due storie parallele della Hobelix, la libreria che chiude a Messina dopo trent’anni e di Liberi di leggere che apre a Marina di Massa, sfidando ogni certezza.
Segue un abbraccio di pietra che uno dei pupi cerca nei ricordi donati dalla madre, lasciando spazio pure per una chiacchierata con Roberto Alajmo sulla vita, sulla morte e sul suo ultimo libro che parla di questo e dei tre funerali e mezzo di Pirandello.
E il cerchio si chiude con un’analisi emozionale delle canzoni di De Andrè contenute ne “L’indiano”.

Giovanni Pintacuda
Bagheria, 6 novembre 1942 – Palermo, 3 maggio 2009
Uno dei libri più belli che abbia mai letto sono “Le Correzioni” di Jonathan Franzen: l’ho ripreso in mano in questi giorni tristi e senza fine e ho riletto di Alfred, sceso nello scantinato con un fucile, un biscotto e l’immancabile poltrona blu.
Davanti alla spirale di vecchie lampadine di natale, Alfred pensa al tempo che impietoso passa.
Da una vita accumula oggetti fuori uso per ridargli vita, e con essa illudersi di poter sconfiggere il tempo:
Oh, il mito, l’infantile ottimismo delle riparazioni! La speranza che gli oggetti non si logorassero mai! La sciocca fiducia nel fatto che ci fosse sempre un futuro in cui lui, Alfred, non solo sarebbe stato vivo ma avrebbe avuto sufficiente energia per aggiustare le cose.
La tacita convinzione che alla fine tutta la sua frugalità e la sua passione di conservatore avessero uno scopo, e che un giorno, svegliandosi, si sarebbe trasformato in una persona completamente diversa, con tempo e energia infiniti per occuparsi di tutti gli oggetti che aveva conservato, per mantenere tutto funzionante, tutto a posto.
Mi sono commosso. Perché mio padre faceva la stessa identica cosa. Sin dove arrivano i miei ricordi, c’è sempre lui che fruga nella nostra immondizia per salvare dal limbo della nettezza urbana oggetti che possono andare bene per altri cent’anni. Questo secondo la sua rosea prospettiva. Leggi il seguito di questo post »

Il nuovo romanzo di Gianfranco “Lankelot” Franchi, pubblicato da Castelvecchi.
L’avevamo intervistato in occasione della pubblicazione di Disorder:
«La letteratura per me è carne e sangue, è tutta la mia vita. Dobbiamo combattere a oltranza e sognare una rivoluzione culturale. La massa non mi interessa e non mi interessa quella (larga) parte della nostra generazione rimasta uncinata al tubo catodico, a Feltrinelli, Stile Libero Einaudi e MTV. Cazzi loro.
Noi dobbiamo cambiare le cose, restituire centralità alle Arti e spiegare ai cittadini cosa significa cultura indipendente e nuova distribuzione delle opere d’arte. Noi dobbiamo denunciare i grandi gruppi editoriali e le influenze ideologiche e partitiche su certi gruppi editoriali. Noi dobbiamo spiegare che Mondadori e Feltrinelli taglieggiano legalmente la concorrenza, tra distribuzione e librerie. Noi dobbiamo sradicare e spargere sale sul passato. L’incendio l’hanno appiccato Dino Campana e Guido Morselli. Le loro esistenze pretendono giustizia. Dico che devono averla e che l’avranno. Da parte mia, avranno tutto il mio sangue, fino alla meta». Leggi il seguito di questo post »