Raccontare la poesia

di Gabriella Becherelli

Copertina_def

Per scrivere una breve riflessione su L’esageratore, raccolta di prose di Marco Bisanti (Ensemble 2018), bisogna essere esageratori. Io mi sento sulla stessa lunghezza d’onda: l’esagerazione nella scrittura può essere intesa come ricerca d’intensità concettuale e di suono. Così, più che nel senso della retorica o dell’eccesso, l’autore usa il termine in nome di una libertà creativa e ironica, che trova spazio in immagini sovrapposte e cantate. Le sue prose brevi e semibrevi, come lui le definisce, partono da un soggetto e si dilatano nel suo metodo spontaneo e originale di argomentare.

L’opera si struttura così in una modalità descrittiva che al contempo scardina le coordinate dello spazio-tempo aprendosi alla ricerca. L’esageratore tratta piccoli temi e grandi questioni, mentre ogni testo contiene un’altra storia, quasi una rivelazione. Le stratificazioni del senso si fanno materia di parola che ha il colore della sua terra: la Sicilia.

Sono prose scritte per essere gustate, per assaporare l’istante di un passato o di un’esperienza che si fa presente. Giocano con parole che portano lontano, formule piene di energia, di attrazione. Spesso i versi superano la soglia della consequenzialità immaginata e permangono nella loro singolarità fintanto che non avviene un’alchimia d’insieme. L’opera pullula di immagini immerse in mille varianti del suono, e in alcuni passaggi le parole placano l’ansia nell’ironia. Ragione e sentimento si inseguono e si compenetrano, sempre in un atto d’amore.

Bisanti cerca la poesia e la racconta in piccoli saggi. In questo esagera con un certo compiacimento, proprio nel segno della sua origine di terra, mare, cortili e sobborghi, costellazioni in un libero cielo. I suoi sono luoghi musicalmente romantici che stridono di dolore, in un presente da lasciar decantare nell’impasto pittorico dello stile. Il sapore della sua terra grida colore. Perché la vita è stridore, «incastro che genera suono», come scrive lui stesso.

Bisogna dunque avere un buon orecchio per captare i messaggi che transitano nell’aria dei luoghi che abbiamo respirato. «Una finestra sul fiume non sarà mai come una finestra sul mare, vive di correnti che doppiano la speranza, prima di toccare l’ orecchio teso alle voci dei naufraghi».

E siamo anche noi naufraghi di noi stessi, ma il mare contiene profondità tali da portare in salvo il nostro pensiero, a volte troppo corto per sentire il dolore altrui. L’esageratore si sofferma su questo mare che trattiene e porta via, in modi naturalmente esagerati. Un mare che però dalla finestra si estende senza porre limiti all’occhio di chi sa guardare oltre, per salvarsi e salvare.

Annunci