#nonsaròpiùlostessostronzodiprima

Vorrei poter credere che dopo tutta questa emergenza saremo persone migliori. Ma siamo gli stessi figli di puttana che hanno inchiodato il figlio di Dio su un pezzo di legno mentre predicava pace e amore. Dovremo fare liste di tutto quello che ci sta mancando in maniera lancinante, gli abbracci, gli sguardi, perfino gli odori delle persone che ci circondavano. A terzo giorno già mi manca Carlotta che beve il suo zucchero con ginseng. Dalle 6 alle 7 bustine di zucchero in ogni tazza. O sentire che ha acchiappato un altro nutella biscuit tra un lavoro e l’altro. Saremo gli stessi cinici di sempre, con i colleghi lombardi che prima minimizzavano “è solo un’influenza” e che ora incominciano a prendere consapevolezza che la portata di tutto questo allunga un’ombra lunga e densa. Sono saltati tutti i nostri schemi. Mi manca la camminata lungo il naviglio della Martesana con un audiolibro nelle orecchie.

Negli ultimi giorni prima di sto stop forzato mi stavo riascoltando tutto Harry Potter letto magnificamente da Pannofino. Sono tempi oscuri. Tempi che dovrebbero davvero tirar fuori il meglio. E invece c’è chi critica gli hashtag del sindaco di Milano. Prima era la maglietta della salute con #Milanononsiferma adesso è la campagna #iorestoacasa. Ci vorrebbe una nuova etichetta #nonsaròlostessostronzodiprima. Declinata in ogni salsa. Perché in quest’aria di fine mondo, sentire la vicina che in smart canta Sergio Endrigo con il suo accento inglese deve solo farmi stare meglio, perché quella voce che intona i classici degli anni Settanta interrompe anche solo per due minuti il flusso ininterrotto degli aggiornamenti delle varie reti all news.

Sbircio ogni tanto i gatti di Francesco dal balcone. Sono così tranquilli in pieno sole. Francesco è un musicista della Scala, la stessa che hanno chiuso a doppia mandata. Mattine lontane anni luce lo sentivamo insegnare violino. Sarebbe bello ora sentire la sua musica gonfiare l’aria. Perché abbiamo bisogno di riscoprire un po’ di bellezza. Già andare nel supermercato a blocchi di 5 è una precauzione che sradica alle basi gesti che facevamo senza più pensarci. Sarà che il dna siciliano avrà pure i suoi risvolti positivi. Mi son ritrovato troppo terrone al Nord e troppo nordico per tornare a casa. In questo limbo ste giornate infinite e silenziose mi hanno risvegliato ricordi sepolti.Il primo è lontano, confinato a più di cinque lustri fa. Era il 1992 e invece di vedere uno dei film scelti dalla maestra per passare quell’ora di supplenza, ci fecero vedere i funerali di Falcone nel Mivar panciuto nella palestra. La comprensione era limitata alla doppia cifra appena guadagnata, avevamo appena 10 anni e la vita per noi in Sicilia era già cambiata. Poi eccomi, con le basettone lunghe e arruffate alla lezione di filosofia morale con il professore Mancini che si commuove leggendo gli appunti e parlando di Carlo Urbani che isolò e identificò il virus della Sars 17 anni fa. Un gesto che gli costò la vita. E alla seconda ora di lezione, il professore aveva la voce rotta dal pianto mentre ne parlava. Citandolo come esempio di vita etica portata al suo massimo splendore. In questo alfabeto che stiamo imparando giorno dopo giorno troviamo spazio anche per concetti che avevamo sotterrato. Non esiste solo la C di Coronavirus e di Contingentato.

In quel lontano 1992 distribuivano un foglietto con una piccola resistenza incollata sopra. Si chiedeva di mettere in campo una resistenza nuova per opporsi a qualcosa umanamente inconcepibile. Per fermare il Giudice Falcone avevano sventrato un’autostrada. Erano i tempi di Palermo come Kabul. Il silenzio di quei giorni è lo stesso che si sente nelle strade semideserte. Il nemico come scrive Burioni nel suo ultimo libro è invisibile ma non invincibile.

«Dunque, a causa di un minuscolo parassita visibile solo per mezzo dei raggi di un microscopio elettronico, che con furbizia satanica inganna le cellule e distrugge i polmoni, oggi gli italiani si affacciano dalle finestre sulle strade spettralmente vuote, mentre i cinesi guardano il cielo pensando al loro futuro molto incerto. E per la prima volta osservano l’aria pulita come non lo era da decenni, perché a causa delle misure titaniche prese per prevenire il diffondersi del contagio tutto quello che inquina è ora fermo, e non sappiamo quando ripartirà. L’unica cosa che purtroppo continua a muoversi, e per ora non si ferma, è il diffondersi di questo piccolo irriducibile nemico. Però, nell’incertezza del momento, sappiamo che prima o poi riusciremo a vincerlo, come abbiamo fatto per tutti i suoi antenati. Perché, forse non lo sapete, altri coronavirus hanno già fatto il salto nella specie umana anni fa. Uno si chiama NL63, e il suo spillover è datato tra il XIII e il XV secolo; un altro 299E, e ce lo siamo trovato tra i piedi tra il Settecento e l’Ottocento. Un terzo, OC43, ci ha attaccato intorno al 1890. Per vie traverse, anche loro dai pipistrelli sono arrivati all’uomo e sono diventati virus umani. Non li abbiamo annientati, ma abbiamo trovato il modo di conviverci senza troppi danni: sono diventati la causa di un banale raffreddore, anzi di circa il 10% dei banali raffreddori che ci colpiscono ogni inverno.Speriamo che anche questo nemico, che ora ci pare irriducibile mentre sconvolge le nostre giornate in un modo che non avremmo mai immaginato possibile, presto si spenga in qualche starnuto di stagione. Nel frattempo non abbiamo alternativa: dobbiamo fare appello al nostro coraggio, alla nostra lucidità e al nostro spirito di sacrificio per combatterlo con tutte le nostre forze. Dobbiamo fermare l’epidemia, costi quel che costi. Siamo noi contro il virus, e a vincere dobbiamo essere noi»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...