di Alessandro Buttitta

Segnando e sottolineando libri di e su Giuseppe Antonio Borgese in queste ultime settimane, ho annotato a margine di uno dei volumi – questo per chi fosse interessato – che era un uomo realmente animato da tensioni morali. Poi, finendo di leggere il saggio in questione, mi sono chiesto cosa resti di queste tensioni morali, di questa ansia di cambiare il mondo, degli immani sforzi di una mente che non riesce mai a essere doma. Tensione morale, locuzione molto novecentesca a ben pensarci; locuzione adatta a quei tempi, tempi dominati da grandi passioni, astratti furori e generose utopie. Oggi ci rifugiamo nelle distopie, piccini che siamo, e non sappiamo dare seguito a ciò in cui crediamo, a ciò che diciamo, a ciò che rimuginiamo. 

Giuseppe Antonio Borgese

Borgese, dicevamo. Intellettuale oggi noto a pochi ma molto apprezzato nel corso della sua esistenza, fu autentico cittadino del mondo. Nacque a Polizzi Generosa nel 1882, diventò una delle firme di punta del Corriere della Sera viaggiando per mezza Europa, fu tra i professori universitari più apprezzati di inizio secolo, litigò per una vita con Benedetto Croce, parlò per la prima volta dei poeti crepuscolari, scrisse l’interessantissimo Rubè (1921), amaro romanzo sulle disillusioni della Grande Guerra. Poi sulla scena arrivò Benito Mussolini, migliaia di camice nere marciarono su Roma e la sua vita cambiò.

Nella sua personalissima Atlantide, gli Stati Uniti d’America, trovò rifugio dal fascismo a partire dal 1931. Lì, dopo un sofferto adattamento, sposò Elisabeth, figlia di Thomas Mann, e trovò nuove energie per progetti ambiziosi. Insieme ad altri eminenti studiosi si adoperò per l’elaborazione di una società più giusta e democratica tramite l’ideazione di una Repubblica mondiale senza nazionalismi o stupidi patriottismi. Idee consegnate alla Storia, si legge nel Disegno preliminare di Costituzione. Idee destinate inevitabilmente a rimanere idee. Da convinto sostenitore degli Stati Uniti d’Europa, tornò in Italia da cittadino americano dopo la Seconda Guerra Mondiale e fu candidato persino al Premio Nobel per la Pace per gli impegni profusi. Morì a Fiesole nel 1952.

Di Giuseppe Antonio Borgese, uomo dai molteplici interessi, ci si occupa oggi solamente in ambito accademico. Recentemente, prima dell’inizio della pandemia, Sabino Cassese, Emerito Presidente della Corte Costituzionale, invitava a recuperare le idee mondialiste dello scrittore siciliano. Si veda, a tal proposito, la Lectio Magistralis che ha tenuto all’Università di Palermo alla fine di gennaio. La casa editrice palermitana Il Palindromo ha invece meritoriamente ridato alle stampe I vivi e i morti, romanzo ostico ma affascinante pubblicato nel 1923. Come già documentato da Leonardo Sciascia nel delizioso Per un ritratto dello scrittore da giovane , su Borgese è calato uno strano silenzio. Ed è un peccato. Autori come lui meritano di non cadere nel dimenticatoio. Di tensione morale e generose utopie abbiamo bisogno come non mai. 

Video Lectio Magistralis Cassese su Borgese

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