Cinezak, la rubrica di recensioni disegnate da Marco Zak, torna su Pupi di Zuccaro e torna per un film che segna il ritorno al cinema dopo l’ombra lunga del lockdown.

Premessa: Nolan arriva da un film densissimo ed epocale (Dunkirk), Tenet gioca su un altro campionato, ma.
Ma Tenet è comunque un film realizzato benissimo, e che si infila in complicazioni assurde che non fanno che evidenziare quanto sia fatto bene a OGNI livello.
Ma Tenet è, nel panorama dei film di genere, un film di genere fra i meno scontati.
Visivamente è una giostra bellissima (Hoyte van Hoytema colpisce ancora), una prova fantastica di tutti questi reparti: regia, fotografia, recitazione, sceneggiatura.
Per quanto riguarda invece coreografia e montaggio, siamo invece in territorio alieno.

Il riferimento esplicitissimo è il quadrato del Sator. Sator Arepo Tenet Opera Rotas. Parlare di Tenet senza sapere cosa sia sarebbe scorretto, quindi andiamo veloci sull’argomento: si tratta di un’iscrizione latina dal significato oscuro, trovata in vari siti. È una frase di 5 parole di 5 lettere ognuna, tradizionalmente inscritta in un quadrato di 5 caselle per 5 righe; è leggibile normalmente, al contrario, in verticale, in verticale al contrario. È quello che si chiama un “quadrato magico”.

Le teorie sul significato sono molte, ma su una cosa si può concordare: la sua estrema palindromicità è ipnotica, e l’idea di ordine che trasmette può avergli fatto attribuire capacità apotropaiche. L’ordine che è comunque presente nell’universo e che scaccia il caos in balia del quale ci sentiamo.

Questo è un tema caro a Nolan (inverso e speculare a Kubrik, btw) e qui ce lo ripropone con una forza pazzesca: ogni avvenimento fortuito è parte di un ordine.
Il rapporto fra ordine, caos e tempo è delicato, ma è trattato con un enorme rispetto.

Pochi errori grossolani (forse nessuno) e la capacità di riconoscere un problema e la propria incapacità di rispondere (il rapporto fra quest’ordine e libero arbitrio, tanto per dirne una).

Resta solo fiducia nel fatto che quest’ordine esista, e che l’atto di conservazione sia sempre più potente dell’atto di distruzione.

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