Testo e illustrazione di Marco Zak

Forse non brilleranno per un originalità capace di plasmare un immaginario, ma Favreau e Filoni dovranno essere ricordati come i veri custodi di questo immaginario.
Abrams is for boys, Favreau e Filoni are for men. Dove il primo ammicca e fa il bulletto, i secondi hanno due cose imprescindibili: conoscenza dei fondamentali (come si scrive una storia, come la si gira, quali sono i riferimenti culturali) e rispetto per la materia.

Favreau ci aveva già regalato il MCU con il primo Iron Man, e ora ci restituisce Star Wars con The Mandalorian. Può farlo perché c’è stato Filoni prima di lui, che ha alle spalle le ottime prove di The Clone Wars e Rebels. In particolare il secondo è il primo prodotto SW a marchio Disney e, pur scontando che l’ufficio PR della Disney stesse più attento al cinema che alla televisione, ci fa capire che il problema non è la Disney in sé, ma la mancanza di idee e di visione. In ogni caso, Favreau e Filoni ce l’hanno.

Su The Mandalorian è stato scritto tutto, sulle atmosfere, i riferimenti culturali (pop e non) lo stile di effetti speciali, etc… quello che si può aggiungere è che questa seconda stagione cambia passo. Il numero di riferimenti per appassionati è una vera e propria miniera, e nessuno è mai fuori posto ma sempre discreti e (soprattutto) funzionali alla trama. La seconda è il gioco di prestigio della struttura delle puntate: il riferimento brutale è quello dei vecchi telefilm a struttura verticale e basta, con i protagonisti che ogni volta affrontano un’avventura diversa che li lascia più o meno al punto di partenza. E invece no, liberi dall’obbligo di dover di cercare di tirare avanti per ottomila puntate, gli autori disseminano la storia di qualche piccolo semino, e la trama orizzontale si forma, anche se prima si vedeva poco. E questo è molto nello stile Mandalorian: omaggiare il passato ma avendo presente che i tempi sono cambiati. Non credo avremmo potuto chiedere di più. Ah, sarà ormai un cliché quando si parla di questa serie, ma va detto: this is the way.