WandaVision, come prima serie “in house” dei Marvel Studios, ci ha visto molto curiosi. E ha solleticato questa curiosità in molti modi, in primis il fatto di avere un’ambientazione “anomala” e di coinvolgere un personaggio che avevamo dato per morto e sepolto. La serie ha ripagato questa curiosità con una realizzazione interessante, piena di elementi stravaganti e riferimenti per tutti: per gli appassionati di serie tv americane dagli anni Cinquanta in poi, per chi ha seguito tutti i film del MCU, e per i lettori dei fumetti. Ognuna di queste categorie è stata trattata con rispetto, trovando un prodotto all’altezza delle esigenze (le aspettative erano molto confuse). E tutto questo era solo il pacchetto di un piatto densissimo. Onestamente non so dire quanto la Disney/Marvel fosse consapevole di cosa stava per mandare in onda, ma WandaVision è una delle risposte più sensate, profonde e forse efficaci allo zeitgeist americano (e più in generale occidentale) di questi anni.

Tutti gli elementi sopra citati sono funzionali a raccontare una storia, una storia di dolore che ci coinvolge (“I’m invested“, dice piangendo un personaggio guardando con noi quello che succede), e i dettagli di questa storia sono affilatissimi. WandaVision è, senza mezzi termini, la storia di un essere potentissimo che deve affrontare un dolore, un presente nel quale non si sente più a casa, nel quale ritiene di essere stato privato della sua legittima felicità, e sceglie una soluzione radicale. La soluzione è rifugiarsi in un passato ideale, un passato che ripercorre tutti gli anni in cui gli USA sono stati l’estrema potenza del mondo occidentale e del mondo tout-court.Ma è un passato finto, una memoria inventata, una rappresentazione parziale di sé. È un mondo senza futuro (non ci sono bambini, nominati sempre ma mai in scena se non nella limitata costruzione di Wanda). È un mondo che non riesce a nascondere le sue aporie, costruito sulla coercizione di gente innocente (e qui l’ossessione attuale per avere un cast diversificato acquista un significato vero, anche se forse solo fortuito) e che invece vorrebbe vivere nel presente reale. Wanda quindi come immagine di chi si ritrova negli slogan stile MAGA, Wandavision come satira sociale di questa America.

Immagine potente, anche perché in tutto questo il dolore di Wanda non viene mai messo in discussione, e siamo anche portati ad avere empatia per lei, ma questo non ci impedisce di vedere che il metodo scelto è sbagliato. Il che mi sembra notevole per una piccola serie Disney sui supereroi, molto più di quanto potevamo aspettarci.

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