Notte. Squilla il cellulare, uno dei pochi gruppi di whatsapp non silenziati. È quello della redazione dei Pupi. Alessandro ha appena finito di leggere il romanzo di Mozzi che è ufficialmente tra i 12 candidati al Premio Strega 2021.

[02:05, 4/2/2021] Alessandro Buttitta: Cari Pupi, ho appena finito Le ripetizioni. Sono rimasto abbastanza perplesso durante tutta la lettura. Credo che, alla fin dei conti, non abbia compreso il senso di questa operazione letteraria. È un romanzo che ha pagine di grandissimo valore, sia chiaro. Ci sono passaggi ottimi, eccellenti. Non comprendo tuttavia l'attenzione eccessiva sulla morbosità dei protagonisti, sul loro rapporto con il sesso, sulle loro perversioni fisiche, mentali, morali. Che dire delle pagine finali? Il romanzo mi ha disturbato parecchio. Ho trovato tutto gratuito, fastidioso, pruriginoso. Capisco qual era la direzione, non ne condivido affatto il percorso. Sono perplesso; forse è un mio limite. La letteratura deve disturbare? Sì, lo accetto, non deve consolare o rasserenare. Tuttavia, in lunghi tratti, ho trovato solamente una  violenza psicofisica fine a se stessa. Per me il romanzo, con queste pagine, perde solamente di scopo e di forza. Sarò un bacchettone, sarò uno che ha poca confidenza con questi argomenti, ma ho trovato la lettura veramente ostica. Credo che questa attenzione al sesso estremo abbia appesantito e oscurato un romanzo dalle grandi premesse. Sullo stile c'è poco da dire. Mozzi scrive benissimo, anche se mi danno un po' di fastidio alcune costruzioni verbali (ho avute, ho scritti, etc). Peccato, per me è un'occasione persa come lettore. Avevo grandi aspettative
[09:02, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Alle 2 di notte? Appena chiuso, ci son state parti che fanno male poi tu che hai una bimba capisco ancora di più che ti abbiano scosso, è il precipitato di tutto Mozzi. Santiago e Mario erano già apparsi ne Il male naturale Mozzi confonde i piani tra vero e immaginato, ma il nitore del 60% del volume lo colloca tra il meglio della letteratura. A sto punto non leggere mai Anatomia di un profeta di Paolin
[09:03, 4/2/2021] marco bisanti: Carissimo Ale, io non l'ho letto e non so se lo leggerò, visti i primi commenti che ci sono in giro, tutti più o meno del tuo tono. Ti fa onore essere arrivato fino alla fine e, per questo, ancor più io non parlerei affatto di limiti tuoi. Non capisco la delusione, però. Aspettarsi chissà che da qualsiasi opera è una "mossa" che io cerco sempre di evitare e, quando non ci riesco, in genere ne esco deluso. E poi, per una deformazione mia personale, più tutti dicono di leggere una cosa meno io sono attirato dalla stessa: mi pare di stare ancora a scuola! Con la maestra che ti costringe a leggere e ti fa odiare la lettura in generale

[09:04, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Attenzione non è brutto ma ci sono pagine come quel sito che faceva vedere gli incidenti (rotten?), cani in… e sgozzati, sperma e pedofilia assassina. Per queste visioni ci sono altre 300 pagine mirabili

[09:07, 4/2/2021] marco bisanti: La letteratura deve essere disturbante? Boh. Perturbante sì, ma disturbante, non so. Secondo me, se dietro non c’è una visione del mondo ogni operazione disturbante è una debolissima cazzata fine a sé stessa. Non voglio trovarmi davanti a un’opera (che sia un libro o un concerto dal vivo) in cui mi sento ignorato davanti a un artista che si masturba fottendosene di darmi qualcosa.

[09:07, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Ma non si capisce mai dove sono visioni e dove realtà, le pagine sul GAS (Grande Artista Sconosciuto) o sul passato di Mario sono Letteratura. La vita è anche questo, quando moriamo e quando nasciamo siamo tra sangue e merda

[09:09, 4/2/2021] marco bisanti: Certo ma ho bisogno di Mozzi per saperlo?

[09:09, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: No, ma perché non dovresti trovarlo in un romanzo? Poi a livello di montaggio questo libro farà scuola. Come ha fatto scuola per il giallo in Tv una puntata del tenente Colombo

[09:10, 4/2/2021] marco bisanti: Leggete “io non sono esterno” di Giuseppe Merico: quello pure è disturbante ma per ragioni poetiche, necessarie. 

[09:10, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Segno!

[09:11, 4/2/2021] marco bisanti: Sticazzi la tecnica

[09:12, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Per dirti con lo stesso artificio prendi i post dell’Esageratore e ne fai due libri. Se ne parlerà. Ci scommetto che finisce nella dozzina dei candidati allo Strega. E non si fermerà qui. Organizziamo presentazione con Mozzi su Pupi? Pro e contro mozzi. E Bisanti al centro

[09:13, 4/2/2021] marco bisanti: No, perché dovrei leggerlo 😅

[09:13, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Pensa che un giorno all’università ci sarà qualcuno che farà il dottorato su Mozzi…

[09:25, 4/2/2021] marco bisanti: E se lo merita, perché ha dato la sua vita per la scrittura ma né questo né altro gli darà maggiore importanza agli occhi di un vero lettore, un vero lettore non ha padroni. Non ha autorità etero prescritte. È indubbio che Mozzi faccia parte della comunità letteraria

[09:26, 4/2/2021] Alessandro Buttitta: È proprio perché riconosco il valore di diversi passaggi che non comprendo tutto il resto. Partiamo con la splendida passeggiata alla ricerca del bosso e concludiamo con una scena raccapricciante che ancora oggi, a distanza di giorni, non riesco a comprendere. Sono d’accordo sulla distinzione tra perturbante e disturbante. Sul sangue e merda è un grande boh per me. Uno scrittore attento e consapevole come Mozzi sa quali sono le implicazioni di certe scelte narrative.

[09:26, 4/2/2021] marco bisanti: E per questo lo studieranno. Lo studieranno perché sarà tra gli scrittori che si sono ritagliati un posto nella comunità letteraria. Ma questo non significa in automatico che l’opera sua debba piacere o sia valida. Kafka è perturbante senza esplicitare sangue e merda, ma  senti che dietro c’è una visione del mondo e della vita. Ogni grande scrittore lascia al mondo, più di ogni cosa, una precisa atmosfera poetica, che aleggia nella summa delle sue opere. L’atmosfera di Kafka la conosciamo bene tutti. L’atmosfera che Mozzi consegna al mondo con i suoi scritti, secondo me, ha più a che fare con la nevrosi solipsistica che cerca di raggiungere il lettore con chili e chili di tecnica. Ci riesce, a raggiungerlo davvero il lettore, o è solo uno scrittore per scrittori? Du palle

[09:35, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Avevo letto lacerti del romanzo che qui ritrovo sapientemente rimontati. Santiago mi ha sempre angosciato

[09:57, 4/2/2021] Alessandro Buttitta: Temo scrittore per scrittori. Se non hai un minimo di interesse per la scrittura e la riscrittura trovo difficile che apprezzi il romanzo.

[09:58, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Comunque se pubblicherò mai un romanzo, già ho paura di voi due! Ragazzi, manco horcynus orca è sta passeggiata di salute. Praticamente in 7 ore abbiamo una recensione polifonica

marco bisanti: 🤓

[12:05, 4/2/2021] Alessandro Buttitta: Addirittura… Basta non scrivere di cani sgozzati dopo rapporti orali in una vasca da bagno. Mi fermo qui. Adesso basta…

[12:06, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: quella pagina mi ha fatto male

[12:06, 4/2/2021] marco bisanti: 😂 Siamo solo lettori sinceri, Pennac dice pure di abbandonarli i libri che non ti danno motivazione di proseguire la lettura

[12:06, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: sono andato avanti a fatica, però come dicevi tu ci sono pagine meravigliose per dolcezza. Marco ma se manco l’hai letto!

[12:07, 4/2/2021] marco bisanti: Allora è una strategia! Scrivere truculento per esaltare le parti dolci

[12:07, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: non è truculento, è inumano. Freddo e chirurgico. E ugualmente nelle parti di descrizione dei primi amori o delle scene di sesso normale è bravissimo

[12:08, 4/2/2021] marco bisanti: Tutta sta freddezza mi sa di retorico

[12:08, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: la parte che mi è piaciuta di più? Quella in cui il figlio si prende cura dei genitori anziani. O la sveltina notturna che si ripete sempre paragrafo dopo paragrafo aggiungendo particolari

[12:09, 4/2/2021] marco bisanti: ❤️

Mario accarezza il corpo di Viola che dorme. È un giugno caldissimo, è sabato, hanno dormito nudi, senza lenzuola. Viola dorme a pancia in giù, le mani sotto il cuscino, il viso rivolto verso il centro del letto. La bocca è socchiusa. Mario percorre toccandola appena con le punte delle dita la schiena di Viola, percorre dalla nuca al coccige la colonna vertebrale, con la mano aperta risale alle scapole, poi sfiora i capelli, ripete il movimento. Si solleva, si appoggia sul gomito per contemplare meglio, nella mezza luce – le tapparelle sono in fessura –, il corpo di Viola, la pelle morbidissima e liscia. Mario torna da un viaggio in treno, Viola da una giornata faticosa in ufficio, mangiano quel che c’è nel frigorifero di Mario – un’insalata fresca di finocc…

Vicenda, si accarezzano con la spugna rosa a forma di cuore, regalo di Viola a Mario, si massaggiano i capelli con la lozione doposhampoo. I capelli di Viola sono di un nero non scurissimo, lunghi, quasi ricci. Dopo la doccia, mentre Viola in piedi davanti allo specchio asciuga i capelli con il phon, Mario le massaggia il corpo con l’olio di mandorla. La carne di Viola è morbida, l’olio di mandorla la rende morbidissima. Mario usa poche gocce di olio – fa così caldo! –, con la mano aperta accarezza delicatamente la schiena di Viola, percorre con le punte delle dita i segni rossi, come di frustata, sulle scapole, massaggia con la mano aperta, ma senza premere, le macchie azzurre appena sopra le natiche, tocca appena con l’indice – si ferma, perché Viola ha un…

GENITORI «Vi tengo volentieri compagnia, ma a una condizione.»

«Come, una condizione?»

«Allora: tu hai avuto un giramento di testa, causato probabilmente dalla febbre; non sei riuscito a trovare un appoggio, anche perché avevi la bottiglia di questa benedetta aranciata in mano – giusto?»

«Giusto.»

«E quindi sei caduto. Grazie al cielo non ti sei fatto niente, anche se domani ti verranno fuori gli ematomi e ti faranno male, e magari sarà da mettere una pomata. Quindi, cerchiamo di essere contenti che non ci siamo fatti niente di grave, e prendiamo la cosa come una lezione sull’opportunità di essere più prudenti del solito quando si gira per casa con la febbre addosso. E fermiamoci qui. Va bene?»

[12:16, 4/2/2021] Alessandro Buttitta: Io ho trovato parti che mi hanno affascinato tantissimo, vedi il filo della storia delle fototessere o quella del generale Cadorna (l’influsso del Pontiggia delle Vite di uomini non illustri mi sembra evidente). C’è però qualcosa che non mi torna. Tutta questa attenzione verso il sesso poi mi ha fatto precipitare il giudizio. 

[12:18, 4/2/2021] Antonino Pintacuda:  Da una parte c’è l’amore dolcissimo, quell’amore di gioventù che viene asfaltata mentre è in campeggio, poi diventa via via ossessione con Bianca, poi con Viola (che anche lei sadomaso e so on…) e parallelamente con Santiago. Mi sembra che tutto sia qui: “Decide che se esiste una Viola diversa, distinta, magari opposta a quella che lui conosce nella vita quotidiana, o quando mangiano insieme, o quando fanno l’amore, o quando parlano – lei con molta tenerezza, lui con qualche esitazione – del loro futuro figlio: lui con questa Viola non vuole avere che fare. Ne accetta l’esistenza, così come accetta le proprie esistenze, che nasconde a Viola. Non vuole che Viola gli infligga le sue altre esistenze, così come lui non pretende di infliggere a Viola le proprie altre esistenze. C’è un limite alla pietà che possiamo avere l’uno per l’altro”

[12:24, 4/2/2021] Alessandro Buttitta: Sì, tutto si riduce inevitabilmente al sesso però. È la costruzione narrativa, con l’insistenza verso tutti i dettagli su cavità varie ed eventuali, con l’insistenza morbosa su certe scene, che allontana da ogni discorso alto o profondo. Cosa ricorderò di questo romanzo tra due anni o tra vent’anni? Non credo che da lettore possa fare uno slalom tra le pagine e tra le mie sensazioni. 

[12:26, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: non riesco a capire sino in fondo se sia un sesso alla Philiph Roth, dove il sesso è metafora del perbenismo ebreo da cui Zuckerman vuole sdoganarsi o sia il sesso alla stregua di una certa forma di cattolicesimo, visto come cosa sporca che si deve fare al buio e qui il Mario-Mozzi per reazione va di buco in buco a infilare il pene pagina dopo pagina. Ma non è “sesso” tout court

“Poi arrivò l’adolescenza. Trascorrevo metà della mia vita da sveglio chiuso a chiave nel bagno, spremendomi il pisello nella tazza del gabinetto o nei panni sporchi del portabiancheria, o s-ciàcc, contro lo specchio dell’armadietto dei medicinali, di fronte al quale stavo ritto con le brache calate per vedere com’era quando schizzava fuori. Oppure mi piegavo in due sopra il pugno in azione, con gli occhi chiusi e la bocca ben spalancata, per ricevere quella salsa appiccicosa di panna e Cif Ammoniacal sulla lingua e i denti; sebbene non di rado, nella mia cieca estasi, me la beccassi tutta sui riccioli, come un’esplosione di Tricofilina. Attraverso un mondo di fazzoletti sgualciti e kleenex appallottolati e pigiama macchiati, agitavo il mio pene turgido…

Questa è da Il lamento di Portnoy, c’è ancora più sesso e sperma ma è parodistico, ironico. qui fa male perché è chirurgico. (Ho l’archivio delle citazioni, santo Kindle)

[12:30, 4/2/2021] Alessandro Buttitta: Che non sia sesso tout court è evidente.

[12:31, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Tu che ci hai ravvisato? A parte il disgusto e l’orrore per certe pagine? Se togli santiago (è lui in copertina?), viola a quattro piedi, i cani e le orripilanti pagine finali avremmo avuto davvero un Grande Romanzo Italiano

[13:09, 4/2/2021] Alessandro Buttitta: Purtroppo quelle parti annullano tanto, quasi tutto. Sul grande romanzo italiano andrei cauto, molto cauto. Non per Mozzi, attenzione. Lui è un autore che merita sempre considerazione. È il discorso sul grande romanzo italiano che non mi appassiona. 

[13:09, 4/2/2021] Antonino Pintacuda: Devo lasciarlo macerare

[13:52:05, 18/03/2021] Antonino Pintacuda: Dopo una seconda lettura confermo: romanzo-mondo, perfetto per costruzione, precipitato di oltre 20 anni di scrittura e riscrittura. Abbandonato e ripreso nell’anno della pandemia, riscritto forsennatamente. C’è tutto Giulio Mozzi in filigrana. E anche “giulio mozzi” personaggio e protagonista di un fortunato blog. Dove finisce Giulio e inizia Mario? Poco importa. Condividono la data di nascita, quel 17 giugno attorno cui ruota tutta la narrazione. Ci sono pagine mirabili sia per nitore che per torbidezza. Il giovinetto in copertina non può che far pensare a Santiago, disturbante ossessione di Mario e di Viola. Geometrie di rapporti umani che si stagliano nel fondo di vite piccole e infinite. Le pagine più belle? Quelle in cui si mette da parte l’arte e il mestiere e si vede che sono incise a fondo nella carne. Come quelle dedicate alle didascalie di foto private, l’elogio della scrittura e quelle dedicate al Grande Artista Sconosciuto che con le sue opere titaneggia come contrappunto del percorso di Mario. Un solo estratto non basterebbe ma tra i tanti, scelgo questo “I genitori sul terrazzo della cucina. Mario ha scattato la foto col telefono e l’ha fatta stampare alla Rce su carta fotografica: la madre sulla sedia a rotelle, in camicia da notte bianca, una coperta azzurra avvolta intorno; il padre su una sedia, con una polo a righine. La madre ha la testa appoggiata sul poggiatesta, si gode il sole del pomeriggio – è un pomeriggio di maggio –, ha gli occhi chiusi; il padre sta parlando, muove le mani come uno che spiega qualcosa. Sono quasi di spalle, entrambi, Mario ha scattato la fotografia dalla porta della cucina, senza che loro si accorgessero, e quella è l’ultima fotografia che ha di loro insieme: una fotografia rubata, quasi fatta di nascosto, una fotografia che cerca di raccogliere, e conservare, la cosa che è sempre stata misteriosa per Mario: l’amarsi dei due genitori, il loro essere una cosa sola, nonostante le diversità…”

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