La mia Campovolo

di Donatella Piazza

Quando nel novembre del 2019 Ligabue ha annunciato di volere festeggiare i suoi 30 anni di carriera nella nuova arena di Campovolo, che sarebbe stata inaugurata in quell’occasione, tutto aveva un sapore diverso. “30 anni in un giorno” profumava di festa a cui qualsiasi affezionato del Liga non poteva mancare. La corsa al biglietto era quindi l’unica azione possibile. 12 settembre 2020, il giorno dopo il mio ultimo compleanno da trentenne, la data prevista. Una graziosa coincidenza che ha servito a mia sorella la possibilità di trovare il regalo di compleanno con largo anticipo.
Sembrava lontanissimo quel 12 settembre 2020 in quel novembre che ancora profumava di normalità.


Quello che è successo dopo non è necessario narrarlo. Quanto sembrava lontano quel settembre quando a marzo del 2020 cominciava questo strano periodo storico in cui un virus cominciava a sottrarci la libertà di vivere i momenti, ci allontanava dalle persone e ci rubava parte della nostra vita.
Dovevamo attendere un anno dicevano, la data verrà riprogrammata. Un anno e tutto si risolverà: i 30 anni saranno 31 ma la festa sarà ancora grande, annunciava Luciano, promettendo che l’attesa avrebbe reso il tutto ancora più bello.
Sappiamo bene che un anno non è bastato ed i 30 anni sarebbero diventati 30+2. Poi è arrivato quel 4 aprile in cui il Liga, un po’ emozionato e forse anche un po’ incredulo, annunciava dai suoi canali social: ”Campovolo si farà.”
Il 4 giugno 2022, a soli due mesi di distanza da quell’annuncio, ci sarebbe stata la festa che a lungo avevamo aspettato ed immaginato.
Con la titubanza e la consapevolezza che un altro rinvio sarebbe potuto arrivare, le 100.000 persone, me compresa, hanno cominciato a cercare il biglietto, a rispolverarlo e ad organizzare una trasferta compatibilmente con le vite che nel frattempo, in due anni, avevano subito dei cambiamenti.
Le corse ad ultimare quell’arena che  Luciano Ligabue avrebbe dovuto inaugurare. La corsa ad organizzare un evento da 100.000 persone dopo due anni in cui solo sentire il termine folla  faceva paura.
E poi, finalmente, quel 4 giugno è arrivato. Quella festa, ribattezzata in “30 anni in un nuovo giorno”, era pronta.

Una festa per chi Ligabue lo segue da 30 anni ma anche meno. Chiamarlo concerto sarebbe riduttivo perché, in giornate come queste, tra le cose belle ci sono le storie di uomini, donne, ragazzi ed anche bambini. In questi momenti ci mettiamo a curiosare nella colonna sonora delle vite degli altri. È questo che attendendo la grande festa colpisce, intenerisce, emoziona.
Le storie di chi ha attraversato l’Italia, di chi ha dormito in tenda per giorni, di chi non dormirà per tornare a casa dopo il concerto, di chi affronta una insolita ed insopportabile afa di questi primi giorni di giugno. Mentre le ore passano lente su quel prato, dove anche le zanzare vogliono la loro fetta di show, nascono amicizie. Alcune dureranno il tempo dello show, altre per la vita, come raccontano tre ragazze conosciutesi ad un concerto di Ligabue 10 anni prima.

Qualcuno cerca di rubare, invano, dal web notizie circa la scaletta dell’evento ma è stata tenuta volutamente segreta per non rovinare la sorpresa. “Chissà se farà le canzoni piu vecchie, io spero faccia Balliamo sul mondo”, mi dice la signora che ho accanto. È arrivata dalla Liguria con il marito ed il figlio e mi racconta che a Campovolo 2005 aspettava il suo bimbo: era al settimo mese di gravidanza e, nonostante la pancia, non era riuscita a trattenersi dal ballare sulle note di “Balliamo sul mondo”. Ora quel bambino è diventato un bel ragazzetto alto e biondo che spiega alla mamma come fare al meglio i video sul cellulare, indossa fiero la maglietta dell’evento e non vede l’ora di cantare tutte le canzoni. Mamma e papà seguono Ligabue da quando erano dei giovani innamorati e adesso insieme parteciperanno a questa grande festa. Durante tutto il concerto si abbracceranno di continuo cantando i loro pezzi preferiti.
Un gruppo di amici, più o meno quarantenni, elencano tutti i concerti del Liga a cui hanno partecipato… sempre insieme. Si vantano di come stavano in giro fino all’alba cantando a squarciagola e consumando litri di lambrusco del discount. Adesso qualcuno di loro ha una fede al dito ed i loro occhi brillano nel ricordare come loro ci sono sempre stati e come Ligabue sia stato la colonna sonora della loro amicizia, oltre che della loro vita.
Due ragazzi hanno usato le scarpe come sostegni per la birra; un altro si vanta di come abbia trovato l’idea geniale per sopperire al tappo dell’acqua sottratto ai controlli di sicurezza: un palloncino.


Una donna al quinto mese di gravidanza prepara un cartellone: “La banda è sempre qui”. Alla banda si è aggiunta la sua  Cecilia che nascerà a settembre ma che già partecipa al suo primo concerto.
Mancano ancora poche ore all’inizio dello show. Il caldo è protagonista assoluto. I visi sono sempre più arrossati e buona parte delle magliette vengono utilizzate come copricapo lasciando toraci scoperti ed arrossati. Il sole picchia forte all’arena Campovolo, che si è fatta bella per la festa ed impaziente abbraccia per la prima volta il suo pubblico.

© Luciano Ligabue – pagina Facebook ufficiale

Le centomila persone attese, piano piano, stanno arrivando  e gli spazi vuoti stanno svanendo  man mano che ci avviciniamo alle 21:00. Impazienti controlliamo gli orologi. Sembra strano come abbiamo atteso due anni ma adesso quelle ore che ci separano dall’inizio dello show sembrino interminabili.

Anch’io faccio un tuffo nel passato. È l’estate del 1996 e dalla sedia sdraio, posizionata a metà tra il balcone e la cucina, da un Mivar 15 pollici guardo l’evento che accompagnava le estati degli anni ‘90. Un giovane Amadeus con una altrettanto giovane Alessia Marcuzzi presentano tutte le canzoni che accompagneranno la nostra estate del 1996. Ed è lì che scatta il mio colpo di fulmine per questo ragazzotto di Correggio che si fa conoscere al pubblico con una che resterà, forse, tra le canzoni più cantate: “Certe notti”. Quell’estate non sarà Ligabue a vincere la competizione più famosa dell’estate ma di certo aveva vinto il mio cuore.


L’album era “Buon compleanno Elvis” e, nel 1996, per ascoltare una canzone che avevi amato al Festivalbar potevi aspettare la famosa compilation in due volumi oppure pazientemente cercarla alla radio e poi premere il tasto Rec per intrappolarla nella compilation personale. Fu così anche con “Certe notti” ma poi comprai la musicassetta e, successivamente, anche il cd. Quel “Buon compleanno Elvis” lo porto nel cuore. Poi fu grande il desiderio di recuperare anche gli album passati, quel primo disco che portava il suo nome e che conteneva all’interno tesori come “Piccola stella senza cielo”, “Sogni di rock and roll” e “Non è tempo per noi”. Diffondere la musica del Liga era quasi una missione. Presentarlo ad amici e compagni di scuola era inevitabile. Ricordo sempre la gioia con cui aspettavo l’uscita del nuovo album, da richiedere al piccolo negozio di dischi che stava nel corso principale. Ricordo di aver pregato di ricevere in regalo nel 1998 i jeans di una nota marca poiché in omaggio c’era la videocassetta di Ligabue.

Ricordo la gioia del primo concerto nel 2002 a Palermo. Ai tempi sembrava impossibile spostarsi fuori regione per un concerto e il fatto che fosse proprio a Palermo mi sembrò quasi un miracolo. Conservo ancora la fascetta di quel concerto come un cimelio insieme al biglietto a cui ho regalato una piccola cornice in plexiglass. Mentre affiorano questi ricordi, mentre mi rendo conto di come un artista possa essere inconsapevolmente parte della vita di tante persone, il sole sta lentamente tramontando e ci regala questo sfondo arancio acceso. Mi volto e vedo la folla: non so se sono proprio 100.000 persone ma sono tantissime. Quel mantenere la distanza, che ci ha accompagnato per gli ultimi due anni, sembra essere un ricordo ed ecco che sono quasi le 21:00. Qualcosa sta accadendo su quel palco: la band sta prendendo posto. È la band di quel 1996 con tanto di capitan Fede Poggipollini. Parte il nuovo pezzo: “Non cambierei questa vita con nessun’altra”. La scelta non è casuale; quell’abbiamo vinto noi viene urlato come un grido di liberazione. L’acustica è incredibile, sento le note battermi nel petto.
Palloncini color oro colorano il cielo che lentamente si fa più scuro.
“Caxxo era ora”, ci saluta cosi Luciano Ligabue. Un fisico ancora asciutto per 62 anni portati con grande eleganza. Tre ore ininterrotte di show. Non mostra mai segni di stanchezza, beve solo un sorso d’acqua a metà dello show. Ringrazia chi ha avuto la pazienza di aspettare, chi ha lasciato che la polvere coprisse quei biglietti comprati due anni prima.
Si muove cercando di regalare la sua presenza ad ogni settore dell’arena.
Ci regala dei momenti speciali con degli amici che ha chiamato a far festa con lui: da Eugenio Finardi, a cui un giovane Luciano aveva aperto un concerto alla fine degli anni ’70, passando per Loredana Bertè, che gela gli animi di 100.000 persone con la sua storia di violenza ed il suo grido contro chi l’ha costretta a stare zitta.

Guarda anche il panorama musicale moderno, regalandoci una versione nuova, quasi indie, de “L’amore conta” con Gazzelle.

È con uno dei grandi della musica italiana, Francesco De Gregori, che fa un omaggio all’Italia ed ai grandi personaggi che ne hanno fatto la storia. E mentre le loro voci si sposano sulle note di “Buonanotte all’Italia”, sullo schermo i volti di personaggi della nostra Italia scorrono lenti: da Falcone e Borsellino, fino a Raffaella Carrà, passando per Lucio Dalla ed Ennio Morricone.

Piero Pelù ha dovuto rinunciare a partecipare per via di un infortunio avuto sul palco qualche settimana fa. Saranno Federico Poggipollini e Mauro Pagani a sostituire le voci sue e di Jovanotti mentre intonano “Il mio nome è mai piu”; per ricordare che, oggi come allora, non c’è mai un motivo valido per una guerra.
E a concludere questo giro di ospiti, la grazia e la potenza della voce di Elisa con cui ci regala un momento di una grande tenerezza ed intensità sulle note di “A modo tuo”.
La festa sta per finire. L’aria è fresca adesso e la luna si confonde tra le mille luci dell’arena. C’è la classica pausa dell’artista in cui il pubblico insaziabile chiede ancora altri pezzi. Sono passate quasi tre ore e dopo pochi minuti siamo accontentati. Si conclude la festa con il migliore dei sogni… quelli di rock and roll. Il cielo si colora di fuochi d’artificio come ogni festa che si rispetti.

Buon compleanno… Liga.

Grazie per essere stato e per essere ancora la colonna sonora della vita di tanti di noi. Ne è passato di tempo da quando cercavo con pazienza alla radio le tue canzoni da registrare, sperando che lo speaker di turno non le rovinasse con “state ascoltando”.

Adesso, poco prima di iniziare  a raccontare questa festa, ho chiesto ad Alexa di riprodurre i brani di Ligabue. Alexa mi ha risposto: “riproduco in ordine casuale i brani di Ligabue”. Ed il primo brano è proprio “Certe notti”. Nulla è veramente casuale.

Foto in evidenza tratta dalla pagina Facebook del Liga, tutte le altre foto sono di Donatella Piazza